Cleopatràs

I Tre Lai (Cleopatràs, Erodiàs, Mater Strangosciàs) sono il testamento ultimo di Giovanni Testori (1923-1993) e il vertice della straordinaria stagione creativa dello scrittore.
Queste eroine a cavallo di un trapasso epocale, tra loro contemporanee e lontanissime, dalla morte riemergono per raccontarsi e piangere sul corpo dell’amato e raccontare a noi tutti il mistero per eccellenza, quello dell’Amore.

Per Cleopatràs che piange il suo Antonio, il suo Tugnàs, Testori reinventa l’Egitto romano di Shakespeare inserendolo nella topografia della sua amata Valassina, luogo caro all’autore.

Con un impasto linguistico che contraddistinse le sue opere, Testori racconta le ultime ore di vita della grande regina d’Egitto, gran signora, menagèr, star, soubrette al tramonto di una vita grandiosa, a cui sfilano davanti agli occhi le immagini e i suoni salienti della sua vita piena di eros, di amore, di soldi, di passione e anche di tenerezza.

Una figura che acquista una dimensione terrena e sensuale, sempre sull’orlo di una straziante e perturbante ironia.

Giovanni Testori è per Valter Malosti un autore di riferimento e di costante rilettura. Il regista e attore torinese gli ha dedicato lungo tutta la sua carriera numerose messe in scena e lavori multimediali, che hanno ricevuto premi e grandi apprezzamenti di critica e pubblico.

La scena è insieme astratta e concretissima. Studio televisivo, tomba e stanza d’albergo. Nero e oro a dominar su tutto. Una installazione visiva e sonora che parte dalla musica di Puccini, attraversa la scena musicale egiziana contemporanea e viene sommersa da una violenta e inesorabile onda elettronica.       


Note:

“…Dopo aver sfondato i limiti della vita con il suo amatissimo Antonio, Cleopatràs varca il limite ultimo della vita e raggiunge il suo amore nell’aldilà, sperando che ci sia un aldilà e che non finisca tutto in «merdità».
C’è un prezioso documento che Piero Nuti ha custodito gelosamente nell’archivio suo e di Adriana Innocenti: una emozionante lettura fatta in ospedale al San Raffaele da Giovanni Testori dei suoi Tre Lai. In quella registrazione non si riascolta solo la voce di Testori ma qualcosa in più, qualcosa di più intimo: uno spiraglio della sua grande anima. Traspare anche la cura estrema nel far sentire il ritmo del verso, gli a capo, la concretezza.
Come nei versi di Shakespeare infatti non c’è nulla di astratto. Tutto passa attraverso il corpo, tutto è concreto, e soprattutto il senso e i significati passano non solo dalla comprensione, ardua a volte, ma dalla musica delle parole e dal ritmo che le sospinge, ed è come se il fiato stesso di Testori le sospingesse a farsi corpo dalla parola scritta.
Del testo esistono vari manoscritti e ad alcuni dattiloscritti con correzioni d’autore. È stato di grande ispirazione vedere tutte le variazioni contenute in una serie di versi, specie quelli più tormentati: una sorta di testo parallelo sotterraneo e ricchissimo, un fiume che scorre sotto terra e che ogni tanto si affaccia in superficie…”

Valter Malosti

Kahuna Sound

Chi siamo

Kahuna è una parola hawaiana che definisce uno stregone, un mago, una persona molto appassionata e competente della sua professione.  C’è del magico nel ricreare un evento che si è verificato in un altro posto, fare vibrare l’aria allo stesso modo e grazie alla tecnica, riascoltare e rivivere quello che abbiamo registrato altrove… Kahuna Sound è il nome del nostro collettivo Audio con base a Torino, composto da quattro Fonici Audio di Presa Diretta, Editing, Sound Design…

La nostra è una storia semplice, di amicizia e professione. Per il mercato siamo dei competitor e per anni lo siamo stati. La curiosità per il mestiere di fonico ci ha spesso portato a incontraci a confrontarci. Così abbiamo iniziato a collaborare, avevamo molte competenze, anche se diverse, nello stesso campo. Abbiamo pensato che sarebbe stato bello condividere. E quando abbiamo avuto il coraggio di dircelo, ci siamo messi insieme e abbiamo creato Kahuna Sound

Il Team

Davide Santoiemma: Presa diretta & Post-produzione audio

Angelo Galeano: Presa diretta

Marco Montano: Presa diretta & Post-produzione audio

Emiliano Gherlanz: Sound Design & Post-produzione audio

Due parole sugli Arca Studios?

Ho avuto la possibilità di entrare agli Arca Studios e l’ho colta subito perché quando venni in visita respirai finalmente l’aria di chi pensa al futuro e ha voglia di fare.

Questo non può che darmi la carica e spronarmi a fare bene perché sono entrato a fare parte di un gruppo di bravi professionisti.

STURA – Documentario

Un documentario sulla presenza umana nel cuneese, scritto e diretto da Davide Borra girato a Gennaio 2019, nei territori del basso Piemonte in 10 locations, 7 periodi storici, 50 rievocatori convalidati dalla Soprintendenza piemontese. Produzione “NO REAL INTERACTIVE srl” con fondi EU gestiti da Unione del Fossanese ed il contributo di Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT. Girato e post-prodotto da ARCA Studios.

Gianni Denitto

Gianni Denitto è un sassofonista eclettico nato con la musica classica fiorito con il jazz e maturato nella sintesi  tra suono acustico ed elettronico.

L’album Brain on a sofa (2015) ha portato Gianni a esplorare diversi Paesi come India, Cina, Nepal e Senegal, dai quali ha tratto ispirazione e materiale per il nuovo lavoro discografico, “Kāla” (giugno 2018) su etichetta Elastica Records. La cifra sonora e la spinta alla ricerca degli ultimi lavori di Gianni sono nate in tre anni di tournée, masterclass in accademie e conservatori e, soprattutto, dalla collaborazione con musicisti di diverse tradizioni e culture in molte parti del mondo. 

Artista della Universal Music Italia, Roland Europe, Eventide e sassofoni Rampone&Cazzani, è da sempre appassionato di improvvisazione jazz, world music, elettronica e sound design.

Gianni Denitto ha collaborato con  l’Orchestra Sinfonica Rai, Miroslav Vitous, Francesco Cafiso, Billy Cobham, Ike Willis, Elio delle storie Tese, Furio di Castri, Fabrizio Bosso, Flavio Boltro, Tullio de Piscopo, Indian Oceans, Zion Train, Guido Catalano.

Ha insegnato e tenuto masterclass in accademie internazionali come il Kathmandu Jazz Conservatory (Nepal), Midi School of Music, Beijing Contemporary Music Academy e Yunnan Art University (Cina) Global Music Institute e True School of Music (India), Tafe Institute Perth (Australia), Escola Comunicaçao e Arte (Mozambico) University of Kwazulu Natal Durban (South Africa),

Si è esibito per le Ambasciate Italiane a Pechino, Dakar e a Maputo; gli Istituti di Cultura di Pechino, Shanghai, Hong Kong, Delhi, Mumbai, Atene, Barcellona Pretoria ed Edimburgo; i Consolati di Calcutta, di Canton e di Perth.

Denitto ha partecipato a numerosi festival internazionali, tra cui il Perth Jazz Festival, il Jazzmandu Festival, Edinburgh Jazz Festival, Ostroda Reggae Festival, Torino Jazz Festival, Kolkata Music Festival, Mallorca Saxophone Festival, Nou Le Morne Mauritius Island. 

Il Giocatore

Il giocatore è la terza tappa della “Trilogia della libertà” le tre produzioni della Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini incentrate sul concetto di libertà e di perdita della stessa. Dopo la società distopica dominata dalla violenza del visionario Arancia Meccanica diretto dallo stesso Gabriele Russo e l’opprimente ospedale psichiatrico di Qualcuno volò sul nido del cuculo diretto da Alessandro Gassmann, è la volta della Roulettenburg dominata dal gioco di Dostoevskij. Anche in questo caso, la grande letteratura si fa teatro; così, Il giocatore, scritto nel 1866, viene riletto e adattato per il teatro da Vitaliano Trevisan. L’allestimento è in costante bilico tra dramma e commedia e un cast affiatato ci trascina in una spirale fatta di azzardo, di passioni e di compulsioni che porta dritti in quel (non)luogo dove il desiderio si trasforma in ossessione e non si limita più a governare i protagonisti, ma finisce per soggiogarli. Una rilettura metaforica e contemporanea; «il gioco non è solo l’oggetto centrale dell’opera, ma è presente – come spiega Gabriele Russo – in forma di metafora o di allusione, ovunque. È nelle relazioni ossessive tra i personaggi, nei continui “rilanci” a cui le circostanze li costringono, nelle vane speranze a cui sono aggrappati e che li fanno stare sospesi; come si è sospesi quando si è in attesa che la pallina cada sul rosso o sul nero. Così si arriva alle analogie con l’oggi e con ciò che è il gioco d’azzardo nella nostra società: quando vedremo la baboulinka o il giocatore perdere tutti i loro soldi al casinò, forse per un attimo ci dimenticheremo che si tratta dei personaggi di Dostoevskij e vedremo, più genericamente una vecchina, sola, in preda al vizio del gioco o un giovane compulsivo perso in un video poker. Per amplificare e sostenere il dialogo con l’oggi senza perdere il rapporto con il testo e con la narrazione, ho scelto un’ambientazione che fosse “atemporale”, creata da contaminazioni fra passato e presente, antico e moderno; questo vale per la scena, per i costumi, per le musiche e, naturalmente, per il linguaggio».

Roberto Cacciapaglia

Dopo “Tree of life”, colonna sonora di Expo 2015, uscita nel maggio scorso, Roberto Cacciapaglia ritorna con un nuovo lavoro: 28 tracce racchiuse nel doppio cd “Atlas – La Riscoperta del Mondo”, una collection di brani tra i più significativi della storia musicale del compositore, arricchita da due brani inediti e dall’omaggio a David Bowie con una versione strumentale di “Starman”.

Sony Headphones MDR 1000 X

Il questo lavoro la base musicale viene arricchita da riprese sonore di suoni ambientali per aumentare l’impatto spettacolare.

Il suono in presa diretta è stato registrato da Angelo Galeano con registratori Sound Device, radiomicrofoni Wysicom con capsule Countryman. È stato utilizzato un generatore di Time Code Buddy

Agenzia: Lule Production Torino

EDITH

EDITH

Edith – Nel 1972 Lee Radzwill, sorella di Jacqueline Kennedy, commissiona un documentario sulla sua famiglia. Della lista di luoghi e persone, una casa colpisce in particolare: Grey Gardens.

Grey Gardens, una villa sulla spiaggia di East Hampton, era totalmente in rovina. All’interno vi abitano Edith Ewing Bouvier e sua figlia Edith Bouvier Beale, rispettivamente zia e cugina di primo grado di Jacqueline e Lee: con loro, tra rifiuti e rovine, vivono animali selvatici e procioni.

Dopo lo scandalo mediatico che segue la scoperta, Jacqueline Kennedy offre migliaia di dollari perché la casa venga ripulita e ristrutturata, abbandonando il progetto del documentario, che i Maysles portano a termine nel 1975 e che viene premiato a Cannes, Edimburgo e New York.

Una storia diventata anche un musical e un film HBO del 2009 interpretato da Jessica Lange, Drew Barrymore e Joanne Tripplehorne. Elena Serra e Chiara Cardea giocano con citazioni da Sunset Boulevard, con la ribellione alla borghesia e il rapporto incestuoso delle Serve di Genet, con l’ironica disperazione della Winnie di Beckett. Big Edie e Little Edie sono costantemente in bilico sull’orlo della sopravvivenza materiale e della follia, vivono un tempo che non è presente, né passato, né futuro, ma sospeso.

E sono corpi in relazione costante con gli ambienti sonori di Alessio Foglia e le scene di Jacopo Valsania: un’installazione che non si limita ad inglobare le protagoniste, ma le rende parte vivente dell’installazione stessa.

NUMERO ZERO – Alle Origini del Rap Italiano

Un Viaggio alle Origini del RAP in Italia.

“In Italia agli inizi degli anni ’90 si è vissuta quella che da molti viene considerata la Golden Age dell’Hip Hop Italianiano, comunque la pensiate questa e l’avventura del Rap in Italia e dei suoi pionieri”…

Diretto da  Enrico Bisi

Gatorade – The Dribble Effect

Gatorade Dribble Effect, con Lionel Messi, Alexis Sánchez, Andrés Iniesta, Jordi Alba, Munir, Marc Bartra, Hernanes, Stephan Lichtsteiner, Roberto Pereyra, Philippe Coutinho.

Il questo lavoro la base musicale viene arricchita da riprese sonore di suoni ambientali per aumentare l’impatto spettacolare.

Il suono in presa diretta è stato registrato da Angelo Galeano con registratori Sound Device, radiomicrofoni Wysicom con capsule Countryman. È stato utilizzato un generatore di Time Code Buddy

 

 

 

 

NIAGARA

La storia dietro la nascita dei Niagara coinvolge Diego Perrone, Davide Tomat, Gabriele Ottino e l’omonimo film del ‘53 in cui Joseph Cotten recitava al fianco di una splendida Marilyn Monroe. Era il 1° ottobre 2007, era lunedì e la band passa in poco tempo dal campionare la colonna sonora di quel lungometraggio a produrre i primi brani originali.

Ad oggi, il nome Niagara identifica la collaborazione artistica tra Davide Tomat e Gabriele Ottino. Già assieme in progetti come N.A.M.B. e Gemini Excerpt, il duo torinese non si limita ad esplorare i confini della musica elettronica, ma amplia il concetto stesso di produzione musicale coinvolgendo varie forme d’arte visiva, sia in studio, con una cura maniacale dell’artwork e dei videoclip, sia dal vivo, con visuals psichedelici e l’uso di nuove tecnologie segretissime.

TEATRO DI DIONISO

Venere in pelliccia di David Ives: una sexy dark comedy
Una sala prove. Dopo una lunga giornata di audizioni un regista non ha ancora trovato la sua Vanda Von Dunayev, la protagonista di Venere in pelliccia l’opera di Sacher Masoch, di cui ha curato l’adattamento. Verso sera, quando tutti sono già andati via, gli si presenta, in forte ritardo, una ragazza rozza e sboccata che, insistentemente, gli chiede di poter fare un’audizione; è chiaro da subito che questa donna non si fermerà di fronte a nulla pur di ottenere la parte. La rozza e scombinata Vanda Jordan (omonima della controversa eroina del romanzo di Masoch) si trasformerà davanti agli occhi del regista nella protagonista del romanzo, Wanda Von Dunayev.

Tra regista e attrice, vittima e carnefice, inizia un esilarante combattimento, un vertiginoso scambio di ruoli, un gioco ambiguo fatto di seduzione, potere e sesso, un duello teatrale in cui i confini tra realtà e finzione vanno lentamente sfumando lasciando il regista e gli spettatori ostaggio di un finale enigmatico e misterioso; sospeso in una atmosfera a metà tra la brutalità tragicomica di certe tragedie antiche e David Lynch.
Ma chi è Vanda Jordan? Un’attrice? Una misteriosa vendicatrice? Rappresenta forse l’ancestrale principio femminile che è anche origine del tutto?
Questo testo è la dimostrazione che in teatro con pochissimo si può ottenere moltissimo.
Bastano un uomo, una donna e una stanza chiusa e un viaggio nelle nostre profondità più oscure e misteriose può cominciare

SMARTBAY

Un prodotto innovativo ed altamente tecnologico per l’aeronautica al servizio dei sistemi di rilevamento.
Uno spot girato a terra ed in volo, con visual effects e momenti di adrenalina per una missione di emergenza.

ROBERTO CACCIAPAGLIA

L’Alfabeto è uno stato puro, sorgente di tutti i linguaggi.
L’Alfabeto rispetto al linguaggio è come il suono rispetto alla musica o l’emozione rispetto al sentimento. La-Si-Do-Re-Mi-Fa-Sol.. Nella notazione anglosassone A-B-C-D-E-F-G..
Il Suono, come L’Alfabeto, è senza tempo, immobile, fino a quando le lettere si dilatano nello spazio, entrano nel linguaggio e nel tempo, e ci fanno scoprire in che mondo ci troviamo, attraverso le forme.
Spesso immagino il suono vestito, mascherato con le forme musicali delle diverse epoche. Sono le maschere del suono, che arriva alla nostra percezione nelle sue infinite trasformazioni e funzioni.
Le lettere vanno in senso verticale, frequenze nello spazio. I numeri vanno in senso orizzontale, scandiscono lo scorrere del tempo. L’incontro fra lettere e numeri crea una dimensione spazio-temporale.
Per questo lettere e numeri sono i codici della Musica.
Il lavoro del musicista e del compositore è quello di trasformare il mondo dei suoni in energia.

Milano – 25 aprile 2013 – Sala Verdi – Conservatorio G. Verdi

…Stiamo per registrare nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, la sua straordinaria cassa armonica ha contenuto la storia della musica. Nella sala vuota, sento le tracce senza tempo del suono che ha attraversato e riempito questo spazio, è ancora lì con tutta la sua forza. Mi sembra di percepire musicisti, interpreti, compositori e il pubblico. Una presenza invisibile ma ancora perfettamente percepibile. È come essere a occhi chiusi davanti a uno specchio.
Prima di cominciare resto immobile. Mi preparo come sempre: guardare e vedere, ascoltare e sentire. Nella sala il pianoforte è solo, monolitico, un veliero con le corde tirate e sensibili. Intorno lo spazio immenso, l’invisibile. Quando Suono devo essere cosciente, presente, osservare e insieme agire e integrare il Suono Vivo, come Astronauta nello spazio vuoto della mente.
Stiamo registrando con una strumentazione e una tecnologia innovativa e sofisticata, con procedimenti che permettono di rendere visibile e portare alla luce quello che c’è dentro il suono, le componenti del suono: gli armonici.
Il pianoforte è il suono centrale in una dimensione che si espande e le sue emanazioni armoniche diventano raggi, che rimangono nell’aria e hanno la capacità di disperdere i pensieri di chi ascolta e di entrare e permeare una dimensione trasparente, un livello profondo.
Mentre suono metto in relazione uno stato interiore di presenza con la produzione e la propagazione del suono, attraverso le vibrazioni, autostrade energetiche della comunicazione…

C’è un Alfabeto che è lingua invisibile, parallela, interiore alle lettere, Anima delle Lettere.
L’Alfabeto sorgente delle possibilità, infinite come la nostra potenzialità:
Universo senza limiti…

KORA BEAT

Kora Beat è una progetto musicale che unisce la tradizione dell’Africa, e in particolare della Kora, con la musica afrodiscendente come Funk, Jazz e Latin.
La band è composta da Cheikh Fall (Kora e voce);Gianni Denitto (sax contralto ed effetti): Tchamass Thiam (percussioni); Andrea Di Marco (basso elettrico); Sam Mbaye Fall (batteria).
Il live è caratterizzato da una solidissima sezione ritmica che accompagna gli intrecci tra kora ,sax e voce: il risultato è un sound del tutto inedito e coinvolgente che passa attraverso Mbalax, Coupé Decalé ed altri ritmi africani per arrivare al Funk, Jazz e Latin. Impossibile stare fermi e non farsi travolgere dal ritmo.
Dalla nascita (nel 2012) ad oggi la band ha avuto un’intensissima attività live, suonando per due volte al Torino Jazz Festival, più volte in teatri importanti come il ‘Piccolo’ di Milano, e su moltissimi palchi in tutta Italia. Nel dicembre 2013 sono stati in tour in Senegal.

ROBERTO CACCIAPAGLIA

“Tree of Life contiene, oltre alla suite definitiva, tutti i brani composti e selezionati per lo show serale dell’Albero della Vita di EXPO 2015.
Nell’idea e nella figura dell’Albero ho sentito qualcosa di estremamente antico, ancestrale e insieme di grande modernità. Una corrispondenza in cui la musica si collega a questo simbolo e riporta alle leggende di Orfeo, che attraverso il potere del Suono incantava i delfini e faceva danzare gli alberi.”

RC

Angelo Galeano

Angelo Galeano è un Fonico professionista associato alla AES (Audio Engineering Society).
Lavora come Fonico e Microfonista per il Cinema e la Televisione, dove ha realizzato diversi film e programmi.
Si occupa anche di riprese audio Broadcast per eventi sportivi.
Si è specializzato in riprese sonore di Sport Invernali e collabora con l’Olympic Broadcast Service per le olimpiadi invernali.
Ha anche una lunga esperienza nelle riprese audio per documentari e reality show.
Ha conseguito la Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Torino e un Master in Tecniche del Suono al Virtual Reality Multimedia Park.

Come si diventa Fonici per il Cinema e la TV?

Nel mio passato c’è la musica ma a metà degli anni anni ’90 fui affascinato dalle riprese sonore per il cinema. Ebbi la fortuna di essere “adottato” da due maestri fonici del cinema italiano e poi di proseguire la mia carriera come microfonista e successivamente come fonico.
Alla fine degli anni ’90 la programmazione satellitare iniziò a richiedere riprese audio del tutto simili a quelle per il cinema e questo mi diede la possibilità di lavorare molto e fare tantissima esperienza, da li non mi sono più fermato. Qualche anno fa, in alcuni giorni, in programmazione c’erano dai due ai tre programmi che avevo registrato io.

Cos’è il Galeano Lab ?

Dal 2001 iniziai a investire parte dei compensi in attrezzatura, dovevo dare un nome alla mia sezione tecnica e la prima cosa che mi venne in mente fu Galeano Lab.
Al momento in studio ho tutta l’attrezzatura per la ripresa audio adatta a un set che sia Cinema, Tv, Pubblicità o documentari. Inseguito il LAB è diventato anche un posto per sperimentare: collaboro con altri fonici, studenti o cultori dell’audio e abbiamo creato interessanti strumenti di lavoro. Presso lo studio è possibile anche realizzare la post produzione audio grazie a due postazioni Protools.

Da dove nasce la passione per il Broadcast?

Nel 2004 durante un documentario sulla costruzione delle Olimpiadi di Torino 2006 entrai in contatto con le regie mobili, ero affascinato dalla sfida tecnologica. Cercai in tutti i modi di entrarne a far parte di quel mondo. Un giorno ricevetti la risposta a una mia email da parte dell’Olympic Broadcast Organization e mi reclutarono per un Traininig Programme. Diventai un fonico delle Olimpiadi di Torino e mi specializzai in Ski Jumping (io che sono nato e vissuto al mare).
Da allora, credo di aver ripreso gli effetti sonori di quasi tutti gli sport, estivi e invernali e ultimamente mi sono specializzato in Bobsleigh, sono stato uno dei fonici per questa disciplina a Sochi 2014.
Accade che i fonici di presa diretta e di broadcast si guardino in cagnesco e invece sarebbero complementari, ho capito che si può essere fonici trasversali e che le competenze possono essere declinate nelle varie specializzazioni.

Due parole sugli Arca Studios?

Ho avuto la possibilità di entrare agli Arca Studios e l’ho colta subito perché quando venni in visita respirai finalmente l’aria di chi pensa al futuro e ha voglia di fare. Questo non può che darmi la carica e spronarmi a fare bene perché sono entrato a fare parte di un gruppo di bravi professionisti.

ROBERTO CACCIAPAGLIA

Un sublime concerto del maestro Roberto Cacciapaglia, autore di Wild Side, nota al pubblico come la Musica dell’Albero, nella maestosa cornice dell’arena aperta dell’Expo 2015 Milano.

Il concerto che di fatto sancisce la chiusura dell’immenso evento di portata mondiale.

UOLLET

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